I consumi restano al palo. I dati Istat sul commercio al dettaglio diffusi oggi dall’Istat confermano una sostanziale stagnazione dei consumi: dopo la modesta ripresa di maggio, nel mese di giugno si evidenzia una lieve flessione (-0,1% sia in valore sia in volume), determinata soprattutto dal rallentamento delle vendite alimentari. Su base tendenziale – nonostante il dato sia più incoraggiante con le vendite al dettaglio che complessivamente crescono del 3,1% in valore e dell’1,9% in volume – a registrare, ancora una volta, i risultati migliori sono la Grande distribuzione (+1,8% in valore e +0,6% in volume) ma soprattutto le vendite online con un vero e proprio balzo del 26,7% in valore e del 28% in volume. Un andamento a due velocità, che rischia di compromettere il pluralismo distributivo.
Così Confesercenti in una nota.
La fotografia del commercio continua infatti ad evidenziare forti squilibri tra i diversi canali distributivi, confermando un’accelerazione che amplia ulteriormente il divario competitivo con il commercio fisico: una dinamica che rischia di lasciare indietro le attività di vicinato, già fortemente provate da anni di contrazione dei consumi, aumento dei costi e concorrenza sempre più aggressiva. E le rilevazioni sono, purtroppo, coerenti con quanto emerge dal nostro Osservatorio sul commercio: le nascite di nuove imprese di vicinato restano ai minimi. Secondo le nostre stime, nel 2026 si iscriveranno, infatti, ai registri camerali 23.934 nuove attività del dettaglio, 65,6 al giorno: quasi la metà rispetto alle 43.324 del 2014 (-44,8%), e il 5,7% in meno sul solo 2025.
Uno scenario di polarizzazione fra tipologie distributive, con le attività di vicinato che non riescono a tenere il passo delle dinamiche di cui beneficiano Grande distribuzione e soprattutto Commercio elettronico: in una prospettiva di riacutizzarsi delle tensioni sui prezzi, dato il permanere del conflitto nel Golfo Persico e i livelli raggiunti dalle quotazioni europee del gas – in questi primi giorni di agosto oltre il 50% al di sopra dei livelli dell’agosto 2025 – le difficolta del commercio tradizionale rischiano di approfondirsi.
Per questo ribadiamo la necessità di interventi strutturali a sostegno delle imprese del commercio, a partire dalla riduzione dei costi che gravano sulle attività e da misure capaci di rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie. È inoltre indispensabile proseguire verso un riequilibrio delle condizioni fiscali e competitive tra piattaforme digitali e commercio fisico, affinché la trasformazione del mercato non si traduca in un progressivo svuotamento delle città e dei centri storici con il conseguente impoverimento dei territori: meno servizi commerciali, meno lavoro, meno ricchezza generata e quindi anche meno risorse fiscali per le amministrazioni locali.
L’articolo Vendite: Confesercenti, dati evidenziano un quadro di luci ed ombre. Crescono Grande distribuzione e online, i negozi di vicinato soffrono proviene da Confesercenti Nazionale.
