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Home»Notizie»Inflazione: Confesercenti, a febbraio rialza la testa. Rischio concreto di accelerazione da tensioni internazionali, shock energetico potrebbe portarla verso +3%
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Inflazione: Confesercenti, a febbraio rialza la testa. Rischio concreto di accelerazione da tensioni internazionali, shock energetico potrebbe portarla verso +3%

03/03/2026

Il +0,8% mensile segnala un cambio di passo. Le tensioni in Medio Oriente possono alimentare un nuovo shock energetico: nello scenario più severo l’inflazione salirebbe dall’1,8% al 3% (+1,2 punti); nello scenario “morbido” dall’1,8% al 2,4% (+0,6). A rischio 12 miliardi di potere d’acquisto e fino a 6,6 miliardi di consumi reali

L’Istat in questi giorni ci riserva sorprese. Ieri i dati su PIL e pressione fiscale, oggi l’inflazione che va ben oltre le aspettative. Il dato diffuso sull’andamento dei prezzi a febbraio registra un aumento dello 0,8% su base mensile, un incremento improvviso e significativo – il doppio rispetto a gennaio – e che si inserisce in una fase che si preannuncia delicata. Un eventuale shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente potrebbe infatti portare l’inflazione annuale tra il 2,4 e il 3%, un’accelerazione che avrebbe un grave impatto su consumi e recupero del potere d’acquisto.

Così Confesercenti.

Il balzo di febbraio, maturato peraltro prima che l’escalation del conflitto producesse pienamente i suoi effetti sui mercati e sui prezzi dell’energia, è un segnale negativo, che si rafforza guardando alle componenti più persistenti dell’indice: l’inflazione di fondo risale al 2,4% dall’1,7% e il “carrello della spesa” al 2,2% dall’1,9%. Pressioni che incidono direttamente sulla capacità di spesa delle famiglie e che si inseriscono in un contesto già fragile per la domanda interna. Uno scenario difficile anche per il commercio al dettaglio, che si avvia a registrare una ulteriore riduzione, anche per una possibile diminuzione della componente straniera.

Il rapido deterioramento delle prospettive internazionali rischia di scaricarsi anche sul turismo: gli effetti del conflitto odierno si protrarranno nei mesi a venire e non riguarderanno purtroppo solo i flussi provenienti dalle aree a rischio, che già solo nei prossimi due mesi dovrebbero portare ad un calo di 1 miliardo di euro di spesa nel nostro paese. A questo si potrebbe aggiungere una generalizzata riduzione della domanda se si innescherà un effetto a catena a partire dalla crescita dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime. I prezzi del trasporto aereo passeggeri sono già raddoppiati negli ultimi 10 anni ed un ulteriore, probabile, loro aumento inciderà sicuramente sui flussi turistici internazionali.

Il nodo resta però l’eventualità di uno shock energetico legato alle tensioni in Medio Oriente che potrebbe imprimere una nuova accelerazione ai prezzi nel corso del 2026.

In uno scenario ‘soft’, si ipotizza che l’aumento dei prezzi dell’energia sia temporaneo e rientri entro marzo: considerando le variazioni effettive di gennaio e febbraio, ciò implicherebbe nel 2026 un aumento dei prezzi all’importazione dell’energia del 17%. In questo caso, l’inflazione salirebbe dall’1,8% al 2,4% (+0,6 punti) e i consumi scenderebbero di tre decimi. In termini di spesa, si avrebbe un aumento “obbligato” di 2,3 miliardi di consumi nominali, ma una perdita di 3,2 miliardi di consumi in volume.

Nel secondo scenario, più severo, si ipotizza che i prezzi dell’energia restino sui livelli attuali per tutto l’anno: la variazione 2026 arriverebbe al 45%. L’impatto sarebbe più pesante, con l’inflazione in aumento dall’1,8% al 3% (+1,2 punti) e una riduzione dei consumi di sei decimi. In termini di spesa, i consumi nominali aumenterebbero di 4,7 miliardi per effetto dell’aumento dei prezzi nelle voci obbligate, ma le famiglie perderebbero 6,6 miliardi di consumi in volume e, complessivamente, 12 miliardi di potere d’acquisto.

 “Anche senza considerare gli effetti che il conflitto in Medio Oriente potrà avere sulla nostra economia, il dato ISTAT sull’inflazione di febbraio è inatteso e aumenta in modo concreto le preoccupazioni”, commenta Nico Gronchi, Presidente Confesercenti. “Il rischio è che l’aumento dei prezzi spazzi via il già lento recupero della spesa delle famiglie, con consumi in brusca frenata e nuove difficoltà per le attività turistiche. Sul fronte energetici chiediamo al Governo massima vigilanza e misure immediate ed efficaci per scongiurare ulteriori rialzi dei costi e difendere il potere d’acquisto. Servono decisioni rapide: ogni ulteriore scossone adesso può avere effetti pesanti su famiglie e imprese”.

 

L’articolo Inflazione: Confesercenti, a febbraio rialza la testa. Rischio concreto di accelerazione da tensioni internazionali, shock energetico potrebbe portarla verso +3% proviene da Confesercenti Nazionale.

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